di Beppe Cacòpardo Riportiamo il testo integrale dell'articolo pubblicato sul n. 2/2011 di Enti Non Profit - rivista di IPSOA, dal titolo "Nuove sfide per il fundraiser". Il titolo di questo articolo trae spunto da una delle tante evidenze emerse dall’indagine voluta da ASSIF – Associazione Italiana Fundraiser - www.assif.it, avviata nel 2008 e proseguita nel 2010 da SoftLab, società di servizi ICT per il settore nonprofit, parte del Gruppo Engineering.
Con la crescita del peso e del ruolo del Terzo Settore, pur nella molteplicità ed eterogeneità dei soggetti che lo compongono, si è fatta strada in ogni associazione la consapevolezza che l’autofinanziamento, oltre ad essere fattore di autonomia, è conditio sine qua non per l’avvio, lo sviluppo e la sostenibilità di attività e progetti di utilità sociale.
In questo quadro, il fundraising deve progressivamente assumere il valore di una strategia integrata all’attività istituzionale, finalizzata com’è alla raccolta di adesioni e di fondi dai diversi pubblici di riferimento: privati, imprese, fondazioni di erogazione, enti e istituzioni, italiane ed internazionali. In continua evoluzione, e per ciò stesso stimolante per quanto sempre più complessa, l’attività di fundraising non lascia spazio all’improvvisazione.
Necessita infatti di professionalità e competenze; formazione e aggiornamento costanti; strumenti gestionali innovativi; visione strategica; capacità di pianificazione e gestione manageriale; misurazione e analisi dei risultati; creatività, onestà e trasparenza. Se negli anni ottanta e novanta fare fundraising significava sostanzialmente impostare una corretta ed efficace strategia basata sulle metodologie e le tecniche del marketing diretto e interattivo – direct mail, telemarketing, couponing – oggi la situazione è completamente mutata.
Il fundraiser opera in un ampio mercato del nonprofit ad alta competitività, per affrontare la quale occorrono buone competenze in chiave di marketing e PR, conoscenza e padronanza delle nuove tecnologie informatiche e informative, così come dei nuovi ambienti, media e strumenti di comunicazione e gestione: database relazionale, web site, social media. Da anni, siamo in presenza di un cambiamento epocale nel modo di comunicare, immersi in un processo innovativo in continua e rapida evoluzione, al cospetto del quale occorre stare al passo, attraverso programmi di formazione e aggiornamento, personali e collettivi, e forte propensione alla flessibilità e al cambiamento, esattamente come nel profit.
Altro aspetto che differenzia il fundraising delle origini da quello praticato oggi è la pluralità delle fonti di finanziamento e la capacità di relazionarsi in modo specifico ed efficace con ognuna di esse.
I MERCATI DEL FUNDRAISING
1. Individui / Persone fisiche
2. Imprese e fondazioni di impresa
3. Fondazioni bancarie di erogazione
4. Enti pubblici e istituzioni (fundraising istituzionale)
• L’attività si è fatta fortemente competitiva: le raccolte cominciano a farsi difficili, il 5X1000 è visto sostitutivo delle donazioni, le tecniche tradizionali non funzionano più. • Serve grande creatività e spinta all’innovazione. Serve soprattutto che l’organizzazione segua e sostenga la raccolta: deve finire quella incomprensione tra fundraising e attività istituzionali che ha caratterizzato le dinamiche delle Associazioni. Il fundraising deve permeare tutta la struttura. • Forse ci si concentra troppo sulle tecniche, a scapito di una visione strategica. Il fundraiser non deve limitarsi al risultato delle singole campagne, ma avere un approccio complessivo che analizzi e preveda il mercato. Il suo approccio deve essere quello di un imprenditore civile. • Si devono superare i diversi problemi di comunicazione interna che ci sono tra settori strategici delle ONP: marketing – comunicazione – programma. Occorre un salto manageriale: ristabilire la governance. Deve determinarsi una forma nuova di dialogo e scambio tra finanziamenti ai progetti e strategia di entrate. • Oggi i fundraiser si sono limitati in prevalenza a catturare i donatori e non a seguirli sufficientemente. Occorre ricucire il rapporto con i cittadini attraverso il dialogo. • Accounting: cittadini e imprese chiedono di conoscere gli esiti della loro generosità. Rispondere a questa domanda significa crescere in professionalità, capacità di organizzare i dati, migliorare il front end. • Le giovani generazioni rappresentano una risorsa, ma i “padri” del fund raising in Italia li devono affiancare e creare un passaggio di esperienza indispensabile: alla formazione in aula far seguire il lavoro nelle organizzazioni: dalla teoria alla prassi.
Il profilo del fundraiser ideale come emerge dall’indagine - Competenze tecniche di marketing - Uso di strumenti di analisi statistica - Uso di strumenti informatici - Capacità di organizzazione - Capacità di lavoro in team - Gestione dello stress - Tendenza alle pubbliche relazioni - Saper fare networking - Saper fare ricerche, indagini - Creatività - Capacità di analisi, pianificazione e controllo - Innovativi sempre - Curiosità verso tutto quello che accade nel modo esterno - Agganci capacità di costruire e valorizzare contatti solidi e duraturi
Alcune conclusioni emerse dall’indagine
Due sono le aree di particolare interesse emerse: 1) la condizione lavorativa del fundraiser e la sua “solitudine” 2) la constatazione che, al crescere del bisogno di fundraising, non sempre corrispondono: - una adeguata governance - la necessaria consapevolezza sull’importanza di tale strategia integrata all’attività istituzionale - una cultura manageriale nell’ambito dell’organizzazione - una struttura organizzativa e sistemi informativi adeguati
Emerge con forza la necessità di coinvolgere in modo strutturale il settore promozione e fundraising negli ambiti di definizione delle scelte strategiche dell’organizzazione.
Per concludere con una nota di ottimismo e fiducia nel futuro, sono convinto che, paradossalmente, anche la prolungata fase di crisi economica che stiamo attraversando e i tagli al welfare contribuiranno a valorizzare il ruolo del fundraising e dei fundraiser in ogni realtà che voglia continuare a perseguire con successo i propri scopi “stando sul mercato”.
Beppe Cacòpardo Il fundraiser oggi, in Italia, può sentirsi un po’ meno isolato. Solo alcuni riferimenti per rompere la sua “solitudine”: www.assif.it www.festivaldelfundraising.it, alla sua 4° edizione – Castrocaro 11-12-13 maggio 2011 www.fundraisingschool.it Corsi di formazione e perfezionamento www.agenziaperleonlus.it Linee guida raccolta fondi - Linee guida Sostegno a distanza - Linee guida redazione bilancio sociale organizzazioni non profit
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